Iniziano a Santa Sofia i lavori di restauro dell’opera di Hidetoshi Nagasawa - Unione di Comuni della Romagna forlivese

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Iniziano a Santa Sofia i lavori di restauro dell’opera di Hidetoshi Nagasawa

 

Al via i lavori di restauro dell’opera “Sotto l’albero del ginkgo” dell’artista giapponese Hidetoshi Nagasawa, che sarà ricollocata nel Parco di Sculture all’aperto di Santa Sofia; il cuore dell’arte contemporanea nell’Appennino romagnolo, luogo molto caro all’artista. Un’opera, realizzata nel 2001, che ha portato un tocco di estetica e poetica giapponese sul territorio dell’entroterra romagnolo: una scultura in pietra d’Istria, costituita dallo scheletro di un cubo in calcare di grandi dimensioni, dove al centro si trova un poliedro in rosso di Verona.

L’espressione dell’artista sta anche nella collocazione dell’opera, che nel caso di Nagasawa ha scelto fosse, per la maggior parte interrata, in nome dell’estetica dell’invisibile che caratterizza la cultura giapponese. Un “invisibile” che rende ben visibile tutto ciò che lo circonda: la bellezza della natura; elemento pregnante di tutta la poetica giapponese, che trova nell’albero di gingko, un forte legame simbolico con la mitologia giapponese. Un albero che in Giappone, nell’ottavo secolo, veniva piantato ai bordi delle strade, per proteggere, con i suoi frutti, i viaggiatori, proprio come Nagasawa. L’artista, infatti, scomparso recentemente, era nato in Manciuria e cresciuto in Giappone, da dove era giunto in Italia in bicicletta. Un albero leggendario: tra i tanti miti, in Giappone, si narra che ai piedi di un albero di ginkgo si trovasse una divinità.

Un articolato progetto di restauro e ricollocazione dell’opera, nel sito scelto dall’artista, coordinato e finanziato dal Comune di Santa Sofia e dall’Istituto Beni Culturali regionale (l’attuale Servizio Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna), attraverso una Convenzione stipulata nel 2020 fra l’Istituto e il Comune per dare seguito e sostegno al delicato e urgente recupero della rilevante opera di Nagasawa, realizzata in occasione della 45° edizione del prestigioso premio Campigna: il premio di arte contemporanea, nato nel 1955, che ogni anno si svolge, a Santa Sofia. L’opera fa parte del Parco di Sculture all’aperto, sorto nel 1993, strettamente collegato alla Galleria d’arte contemporanea “Vero Stoppioni”, nel cuore di Santa Sofia, che attualmente ospita tredici opere di importanti artisti di fama nazionale e internazionale, come Mauro Staccioli, Anne e Patrick Poirier, Nicola Carrino, Francesco Somaini, Eliseo Mattiacci, Arnaldo Pomodoro.

Si tratta di opere contemporanee disseminate in un percorso che si snoda dal centro storico di Santa Sofia, partendo dal Parco della Resistenza, per poi scendere nell’alveo del fiume Bidente, lungo un percorso fluviale fino a Capaccio: un vero e proprio “museo all’aperto” nato con l’intento di integrare le opere con il paesaggio e con la storia del territorio, in un costante dialogo fra arte e ambiente. Il Parco è in continuo divenire con l’acquisizione di nuovi lavori, come “Cono tronco” di Arnaldo Pomodoro, concesso recentemente dalla Fondazione dell’Artista.
L’opera di Nagasawa si focalizza sul tema dell’invisibile che induce lo sguardo a immaginare l’opera interrata, e qui entra in gioco un altro punto caro all’artista: quello dell’“idea”, dell’essenza che non si vede, uno tra i temi che hanno guidato l’avventura artistica di Nagasawa. L’opera invita lo spettatore a interagire con lei, a sedersi, a meditare, a cogliere l’armonia della natura e degli elementi che ci circondano.

L’intervento di recupero si è reso necessario in quanto l’installazione ha subito diversi danni strutturali e numerose fratture, in occasione della riqualificazione dell’area verde comunale. Successivamente lo stesso Nagasawa, durante un sopralluogo con gli amministratori comunali e il Comitato del Premio Campigna, aveva individuato una nuova collocazione della sua opera in un luogo appartato (un piccolo pianoro all’interno del Parco della Resistenza). E’ proprio in quel luogo, che in quell’occasione fu messo a dimora un piccolo albero di ginkgo. L’intervento è volto al restauro filologico e alla restituzione dell’integrità materica e artistica dell’opera, oltre a promuovere la sua rinnovata interpretazione e valorizzazione. Non è la prima volta che il Comune e l’IBC collaborano assieme per la conservazione e la valorizzazione del Parco di Sculture, in accordo con la Soprintendenza competente.

Merita di essere citato il progetto di restauro sostenuto dal piano d’intervento regionale 2016 che ha consentito il recupero delle tre grandi ruote di Mauro Staccioli, presenti nel Parco. Grazie al loro recupero, il lavoro è stato portato alla ribalta e valorizzato con l’organizzazione di incontri presso le scuole e con la comunità, curati da Antonio Presti, mecenate e divulgatore della forza creativa ed educativa dell’arte e fondatore di Fiumara d’Arte in Sicilia. Anche in questo caso l’intervento conservativo sarà accompagnato da un percorso di valorizzazione e comunicazione dell’opera di Nagasawa e del Parco di Sculture, sempre con l’obiettivo di promuovere conoscenza e apprezzamento di valori culturali, estetici, artistici e paesaggistici presso i giovani e un pubblico più vasto di respiro internazionale.

Un progetto di comunicazione, affidato allo studio italo-giapponese Veronesi Namioka, che prevede, tra le diverse azioni, un’intervista, di taglio antropologico, ai famigliari di Hidetoshi Nagasawa, oltre alla documentazione fotografica e video di tutte le fasi più significative di questo singolare intervento, come la progettazione, le operazioni di restauro dei blocchi lapidei, il loro trasporto, la realizzazione dello scavo fino al riposizionamento dell’opera. Un convegno, che si terrà a fine ottobre, sancirà l’importante intervento di ricollocamento dell’opera d’arte contemporanea di Idetoshi Nagasawa, a cui presenzieranno le autorità e personalità del mondo dell’arte legate all’artista; un appuntamento che costituirà un momento di confronto su Nagasawa, la sua opera e sul percorso intrapreso dal comune di Santa Sofia, per il suo ripristino e ricollocazione, sotto l’albero di gingko, all’interno del Parco di Sculture all’aperto, alle porte delle foresti casentinesi. In allegato le dichiarazione delle autorità.

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